Ólöf Arnalds per Efest

Programma di sala
L’INCHIOSTRO DELLA VOCE

All’origine la letteratura era affidata a uno strano tipo d’inchiostro, trasparente e non ancora essiccato. L’inchiostro della voce. La melodia invisibile del parlare, memoria volatile.
 I racconti tramandati in groppa alle parole, lentamente hanno finito per sedimentarsi su un fondo bianco, rigandolo con lacrime orizzontali. Pagine e pagine asciugate da giorni andati. Briciole di mille argomenti in bella copia. La produzione letteraria dispone di una smisurata pre-produzione verbale, grande quanto l’intero passato. Per non parlare delle voci silenziose dei pensieri, delle tante paure e degli impossibili desideri che muovono le parole da secoli. La scrittura è l’ombra che proiettano su carta. Piccoli pianeti solitari resi in questo modo abitabili. Quel puntino blu nell’universo, sarà dovuto all’inchiostro?

La calligrafia vocale di Ólöf Arnalds è proprio così, una forma letteraria liquida. Una coscienza discorsiva. Preziosa e fragile come un cristallo d’acqua. Quanto di più antico nella sua manifestazione più recente. Un canto che rinnova il tessuto melodico tradizionale con uno stile rivoluzionario: la semplicità. Espediente indispensabile a rendere credibili le storie più inverosimili, segreto artificio di tutti i racconti. La realtà è troppo astrusa per non ricorrere a simili trucchi narrativi. Con questa voce incantevole ciò che è stato parla di presenza. Una voce particolarmente umana, rassicurante, illuminante, d’inafferrabile evidenza. Melodie che conosciamo senza saperlo, immediatamente familiari. Una lingua apparentemente incomprensibile che attinge allo stesso patrimonio, così come i vulcani da una parte all’altra del pianeta allo stesso nucleo. Una voce come quella dei libri e dell’Islanda, bianchi e rivelatori entrambi. Te ne accorgi dal calore delle parole covate a lungo. Dalla sensibilità conservata intatta dal freddo della lontananza. Sembra che legga il cielo, senza alcuno sforzo, quasi fosse scritto sopra gli occhi di tutti a costellazioni cubitali. Un braille cosmico che bastava saper interpretare. Tutto questo te lo dice con una melodia. L’antica melodia del presente. L’inizio perenne di ciò che viene prima e di ciò che seguirà.

CITAZIONI DAL CONCERTO
Questo è solo l’inizio, la fine riguarderà i prossimi vent’anni.

(Locandina del concerto)

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